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mercoledì 11 dicembre 2019

Incipit possibile (esercizi di scrittura) di Tiziano G.

Non mi ricordo da quanto tempo ho bisogno degli occhiali per scrivere.

Notte inoltrata, la casa è talmente silenziosa e anche l’aria ne è piena. Arriva un bip, un whatsApp. Lo leggo svogliato, sto per cancellarlo mentre mi giro sulla sedia e mi vedo riflesso nello specchio. Non cancello il messaggio, lo conservo, lo archivio, mi servirà, forse.

Sono uscito in cortile a fumare. Fuori regola, di solito fumo in casa invece mi è presa così. Volevo sentire freddo, freddo secco e pungente. Ho le Lucky dure. Dal mio solito spacciatore di tabacco avevano finito le tenere. Queste sigarette sono strane, hanno il filtro con un buco in mezzo. Non ne sono certo e non sono andato a cercare in rete del perché le fanno così. Credo sia uno stratagemma dell’azienda di tabacco per rientrare in questi canoni del cazzo dove bisogna controllare il catrame e la nicotina. Una mattina qualcuno alla Lucky Strike si è svegliato, è andato in ufficio o in laboratorio e ha avuto questa idea, perlomeno geniale. Mi piace pensare sia andata in questo modo. Oggi quella persona è maledettamente ricca, la gente muore ma eticamente, nel rispetto dei canoni sul catrame e nicotina. Mi scappa da ridere ma è davvero così.

Ridere mi piace. E’ roba buona, è gratis e alleggerisce. Rido con me, di me e del messaggio che ho appena archiviato. Rido dell’immagine nello specchio, rido e va bene così.

Ma non c’è un cazzo da ridere.

Ho un emozione sottopelle. Controllo man, controllo. Accendo un'altra Lucky. La differenza tra le tenere e le dure non è solo nel filtro. Le dure sono più corte, più secche e durano la metà delle tenere. Contraddicendo il termine che le contraddistingue le tenere sono più forti, potenti, la prima della mattina appaga e riempie. Sono le sigarette più buone del mondo. Fanno un male più forte del mondo.

Fa tutto male, ovunque, intorno, le sigarette sono un optional.

Fa male il messaggio archiviato. Farebbe male anche se lo avessi cancellato.

Tic tic tic, le dita sulla tastiera, gli occhiali sulla punta del naso. Il silenzio rotto dai suoni della nuova tecnologia e basta.

Lo specchio ha rimandato indietro immagini contorte. E’ sporco, ci sono delle ditate e macchie opache. E’ uno specchio strano perché si pulisce veramente solo con alcol e carta di giornale. Ho provato altri modi canonici ma niente, solo in questa maniera viene via. Siccome non me ne frega lo lascio così. Rimandante immagini contorte. Sporco, immagini di rimando sporche.

Ci sono delle scorie difficili da smaltire. Cancellare un messaggio da l’illusione sia possibile. Cazzate.

Ho al collo una di quelle lampadine a pile che vendono un po’ dappertutto adesso. La tengo accesa per scrivere e poi mi piace sta lampadina. E’ di plastica azzurra e ha una luce bianca fredda e neutra. L’ ho comprata insieme a un amico per cinque euro. Ce la siamo smezzata, avevo tre euro spicci e lui ci ha messo il resto. Il ragazzo che me l’ha venduta era contento, ho fatto un buon affare e così sia. Giusto scambio.

Chi sono io? Beh, se avete in mano il mio libro o state leggendo a uno schermo queste parole sapete come mi chiamo. Avete letto il mio nome sulla costa del libro, il titolo vi è piaciuto oppure una vostra amica o amico ve l’ha suggerito. Avete fatto una pessima spesa. Non è un libro scritto perché sia letto. Non è un libro che piaccia. Non è un oggetto da tenere nella libreria. Puzza di cenere sporca, trasuda dalle pagine. Siete ancora in tempo. Se siete in libreria in piedi che leggete quest’incipit mollatelo. Se avete aperto il file chiudetelo. Mollate il colpo. Non scrivo questo libro perché sia letto ma perché ho una storia da raccontare. Una storia mefitica e tossica. Così mefitica che non avete nemmeno idea di cosa vi sta per succedere. Ultimo avviso, siete in tempo, e dai cazzo. Via, scappate e comprate Fabio Volo. E’ meglio. Oppure continuate pure a leggere ma non dite che non vi avevo avvertito.
(continua...)



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