venerdì 12 novembre 2021

Tesoro mi si è allargata l'analisi logica (di Michele Castellari)

 

Robert Braithwaite Martineau, Kit’s Writing Lesson, 1852

Tesoro mi si è allargata l'analisi logica. Quando aiuto mio figlio nei compiti di italiano, mi accorgo di una cosa che ai miei tempi non esisteva, o forse fino a ieri viveva appartata nella soffitta dei ricordi come uno zio bislacco. La deflagrazione pulviscolare dei complementi. Ogni proselito grammaticale ha il suo tempietto politeista, ogni umoralità comunicativa la sua intestazione specialistica; esiste così il complemento di unione di origine di argomento di materia di qualità di età di pena di abbondanza di privazione di compagnia di maniera di allontanamento di paragone di peso di estensione di limitazione di distanza di colpa di stima di svantaggio di rapporto di esclamazione. L'esercizio astratto delle cosmogonie linguistiche pretende il possesso del cartellino di prenotazione, alla spossante ricerca dell'ufficio semantico di competenza.
I complementi di luogo si sono asciugati nei poveri movimenti cardinali di una carta antica, lasciando ad altri spin off sottosistemici la descrizione delle modalità di spostamento. Il complemento di specificazione, antico regnante di ogni altra concrezione enunciativa del "di chi di che cosa", ha perso terreno in favore degli irredentismi locali delle appartenenze, delle relazioni e delle capacità. Le scarne domande a cui il complemento rispondeva si sono nel frattempo frantumate in una pletora caotica di dilemmi e moventi, che sembrano aderire alla petulanza condominiale degli assemblearisti di sistema: dove ciascuno a turno ha una risposta peculiare, un'identità di settore e una collocazione di piano o di ascensore da presidiare a ogni costo.
Forse tutto ciò servirà a semplificare lo studio superiore del latino e del suo congegno annessionista, che accorperà le rifiniture regionali all'autorità consolare dei genitivi e dativi e, meglio ancora, a quella imperiale degli ablativi. O forse anche quella risulterà infine un'insufficiente riduzione, una riepilogazione fuori misura di fronte alle insopprimibili esigenze della modernità, la sua cacofonia decisionale, la fiera della vanità dei vani scale all'adunata assembleare del condominio Babele.

venerdì 23 luglio 2021

Rosso sangue (di Alessandra Scisciot)

Talvolta è quasi miracoloso trovare condizioni di tempo e di mare favorevoli per un’escursione, se hai pochi giorni a disposizione durante la tua vacanza.

Abbiamo tergiversato vari giorni della settimana per capire quando inserire la gita alle grotte di Capraia al tramonto.

Maurizio, il capitano, lo vedevo titubante e pensieroso quando volevamo prenotarci per l’uscita in mare. Una titubanza che non comprendevo, in quanto davo per scontato che d’estate, un giorno o l’altro della settimana, saremmo riusciti finalmente a partire. Ho quindi dovuto mostrare chiaramente la mia determinazione, e chiedergli di tenerci un posto anche nei giorni successivi, qualora il tempo avesse impossibilitato l’uscita nella data fissata.

Insomma, me la sono cercata a fatica questa gita, sfidando il tempo ballerino, diventato terso e apparentemente perfetto, ma ancora piuttosto ventoso e con il mare anche un po’ mosso.

Ho fatto tanto mare nella mia vita, nella mia infanzia a Palinuro, in cui ho avuto la fortuna di essere portata a vedere le grandi grotte della costa del Cilento. Grotte viste per lo più di mattina, quando il sole era alto e i fondali erano turchesi e trasparenti.

Ma tu Capraia, qui mi hai regalato qualcosa di sconosciuto. Siamo partiti alle sette precise di una sera di inizio agosto per vederti al tramonto, e abbiamo percorso la costa orientale fino alla punta della Teglia con mare piatto e increspato, poi abbiamo girato la punta per percorrere il tratto nord occidentale che guarda la Corsica. Mare aperto, leggermente mosso, visuale quasi perfetta con poca foschia. Che incanto il mare a quest’ora. Diventa di un blu profondo, scuro e quasi impenetrabile. L’azione del sole è radente per cui non illumina le tue profondità riverberando sfumature nel blu; a pelo d’acqua si riflette il colore della tua costa che appare come incendiata. A filo d’onda si vedono scaglie, come di oro colato in superficie. Le pareti tufacee sono giallo oro, talvolta rosse fuoco, tinte dal sole basso del tramonto. In questa manciata di minuti di fuoco ci incanti e non so se guardare le pietre bruciare o se girarmi verso l’orizzonte mentre il sole, lento, si cala nel mare.

Ed è in questi pochi minuti, che siamo entrati nei tuoi piccoli antri, che è quasi troppo generoso chiamare grotte. Le pareti pian piano si colorano di un rosso sangue intenso, sembrano carne viva, membra ferite, di cui l’abile marinaio svela la breccia fino al cuore ancora caldo di quest’isola nata dal fuoco. Questo è un viaggio di sangue, di passione, di chi sa amare e cercare lo spettacolo che la natura regala ai più audaci e curiosi, agli attenti amanti, capaci di attese per quei brevi ed unici minuti.

Foto di Alessandra Scisciot©



mercoledì 21 luglio 2021

Aegylon (di Alessandra Scisciot)

 

Foto di Alessandra Scisciot©

Sull’isola deserta e rocciosa la notte sembra amplificare il senso d’isolamento e, finché non fa capolino la luna dietro il profilo lontano dell’Elba, è tutto terribilmente buio e nero. Non si avverte la presenza del mare, se non per il suono lontano delle onde che si infrangono sulla costa sotto di noi. Non si ha percezione di profondità e di distanze. Le lucine dell’isola d’Elba vibrano e segnano l’orizzonte, altrimenti invisibile. Alzo lo sguardo verso il cielo, con un gesto istintivo e naturale di chi perlustra gli spazi che ha intorno a sé, un cielo che spesso dimentico quando abito in città, per rimanere come sorpresa che è tempestato di stelle, talmente luminose che sembrano cadermi addosso. Il tempo di leggere la nebulosa via Lattea e rimanere incantata da questo spettacolo unico, possibile solo grazie a spazi ampi e bui e non abitati, che non mi accorgo che da poco si è alzata la luna, sorta dal mare. Una luna rossa perfetta, piena come una sfera di fuoco che lascia sull’acqua un barlume di scia. E solo ora la scia segna la strada del mare per l’Elba, e la distanza sembra effettivamente apparire come qualcosa di fisico, con una dimensione. La luce, ora, svela la fisicità del mare interposto tre le isole di questo arcipelago tirrenico.

Il profilo di Montecristo non si percepisce, perché terra non abitata, non ha luci di case se non quella del faro che, intermittente, buca questa immensa oscurità.

Non ci sono i suoni assordanti delle cicale; mi sono chiesta perché non ci siano le cicale nelle notti calde di agosto qui nell’isola di Capraia. Solo il frinire dei grilli nelle macchie basse delle mortelle e dei mirti che costeggiano il percorso sterrato e ghiaioso. E il cammino nei sentieri bui è incerto, forse come quello del primo abitante terrestre ignaro degli spazi intorno a sé, ancora tutti da scoprire.

Ritornare a queste sensazioni primitive di un mondo incontaminato sembra abbattere l’importanza di tutte le mie conoscenze, sembra ricordarmi quanto la vita di tutti i giorni mi abbia allontanato dall’essenza di questo pianeta, me lo abbia reso sconosciuto nelle sue manifestazioni basilari.

Mi ritrovo così a riattivare i sensi orientandoli all’ascolto delle leggere sensazioni di questa isola deserta e bruciata, sempre battuta dal vento, di giorno e di notte.

Senza quella scia lasciata dalla luna sulla desertica distesa marina, senza le stelle nel cielo terso nerissimo, senza il suono leggero e lontano delle onde che in basso si infrangono sulla scogliera e il canto dei grilli lungo il sentiero, e il vento che sfiora il viso e scompiglia i capelli fischiando leggero nelle orecchie, non si avvertirebbe presenza, fisicità. Dominerebbe il buio, l’assenza, un silenzio totale rotto solo dal battito del mio cuore, solitario, in una ricerca disperata di senso.

Allora ti stringo la mano e tutto ha ancora più senso.

Alessandra Scisciot
 


sabato 12 giugno 2021

" Rosa" (di Luciano Poli) - dipinto

Melograna o pesca di collina

Ecco là dove la bocca va al miele

Pregano le tibie sul cemento

Umore di Ginestra e di sulla

Fammi entrare lì dove si nasce per morire.

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( Dipinto mio : " Rosa" 1992. Acrilici su tela. Cent. 80x100.)

Esposto Domenica 24 Giugno a - Il Confine -)

Per contattare l' autore: QUI

 

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