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domenica 19 novembre 2017

Nightmare's Diary pt 2

“Cosa vuoi farmi? Dove sono?”

“Chi sei? Non farmi del male ti prego...”

“Ti scongiuro non farmi del male...”

Un conato di vomito la costrinse al silenzio.
Nell'oscurità della stanza, l’uomo muoveva degli strumenti su un tavolo. Non si curava delle urla e dei pianti di lei, non si curava di niente attorno a sè. Aveva la sua missione. La ragazza doveva pagare, nessuno può giocare a fare Dio, men che meno una puttanella come quella. Avrebbe pagato, così si sarebbe purificata.
La sua era una missione di fede, di fede pura e amore per Dio. Punire i colpevoli: gli umani non possono sostituirsi alla divinità, solo Lui può scegliere della vita e della morte, e in questo caso, della punizione.
Dio gli aveva detto come castigare la ragazza. Lo avrebbe fatto, sì. Era un servo devoto ed obbediente. E quegli strumenti erano a loro volta suoi servi. “Ciò che volevi uccidere, ti ucciderà”, pensava e sorrideva della pena di contrappasso che gli era stata commissionata questa volta. Baciò la croce che portava al collo e prese la prima siringa.

7’00: sveglia

7’05: seconda sveglia

7’09: Maria si tirò su dal letto prima che suonasse anche la terza insopportabile sveglia. “Ennesima giornata del cavol...”. Corse in bagno. Le nausee mattutine erano iniziate da un paio di settimane. Non sopportava dare di stomaco, non sopportava stare male fisicamente.
“Un’altra settimana così e m’impicco”. Uscì dalla stanza, sperando che anche quel giorno i suoi non si fossero accorti di nulla. Non sapevano ancora niente, e mai avrebbero dovuto saperlo, troppa vergogna per lei e la sua famiglia.

Si era innamorata per la prima volta in vita sua, e si era sentita felice, amata. Anche quella mattina pensava a lui. Chissà che fine aveva fatto. Proprio come nelle commedie, rimasta incinta lui si era volatilizzato e probabilmente aveva anche già ottenuto la cittadinanza messicana.
“Sono un’idiota”. Per quanto fosse domenica, si era svegliata presto per sbrigare un pò di impegni scolastici rimandati e che non potevano più aspettare. Così avrebbe potuto studiare un paio d’ore prima di andare in Chiesa con mamma e papà.
Credeva in Dio, profondamente, ma non quanto i suoi: troppo, troppo ortodossi. Avrebbero voluto che si mantenesse “integra” fino al matrimonio, ma diavolo siamo nel terzo millennio, pensò. E inoltre la storia con lui era anche iniziata in Chiesa, al catechismo pomeridiano del sabato, e certe cose non si controllano. Cercava giustificazioni ai sensi di colpa forti, troppo forti.
Qualche mese insieme, un amore fulminante e passionale, qualcosa che non aveva mai provato: infine l’unione corporea, e a saperlo prima altro che catechismo, e tutto era diventato ancora più emozionante e totalizzante. Avevano passato insieme dei bei mesi. Poi l’errore, la sfortuna, il destino forse? Era rimasta incinta. Almeno era già maggiorenne da qualche tempo, e questa scelta poteva prenderla in “serena” intimità.

Ma niente era sereno. Gli incubi la tormentavano. La data dell’intervento era già stata stabilita, entro quella settimana si sarebbe liberata del leggero peso fisico, del titano psicologico.
Ne aveva parlato solo col Don, in Chiesa, confessandosi tre settimane prima, quando l’aveva scoperto.
Ogni domenica rimaneva un poco dopo la messa, e parlavano di questa situazione. Lui le aveva mostrato anche un punto di vista filovitalista, giusto per un uomo di fede come lui, invitandola a riflettere bene su quello che stava scegliendo.

Il Don era una gran buona persona, pensava, e sentiva il loro legame d’intesa e d’empatia. Era l’unico con cui si fosse aperta su questa storia. Gli aveva parlato della vergogna, per lei e per la sua famiglia, una delle migliori della cittadina e su cui sarebbe calato un alone d’isolamento, se si fosse scoperto, se l’avesse tenuto... Soprattuto perchè il padre se n’era tirato fuori, ma anche solo reclamarlo alla responsabilità sarebbe stato rendere pubblica la cosa, e quindi non aveva potuto dire una parola sulla sua codardia e mancanza totale di responsabilità.

Troppo giovane, figlia unica, ancora studentessa, da sola ad affrontare questa situazione con una famiglia che non le sarebbe stata mai accanto in questa sua scelta, a prescindere da quale sarebbe stata, nessuno le sarebbe stata vicino per il solo fatto che era successo.
L’operazione sarebbe stata quel giovedì imminente. Doveva parlarne con qualcuno, era profondamente in ansia. Comico poi che una “Maria” si trovasse alla sua età in una condizione del genere.
La messa non era stata male quel giorno. Ma adesso Catia era preoccupata. Dove si era caccata sua figlia? Eran tre ore che non si faceva sentire ed era sparita di casa, dicendo “Vado in parrocchia a parlare col Don” ma lei era passata poco fa a vedere se era lì, e il parroco le aveva esplicitamente detto come in realtà, non fosse venuta quel pomeriggio, anche se l’aspettava alle tre.
Si sarebbe fatta sentire con la signorina, non può certo comportarsi così! Da qualche settimana era schiva e strana, che si fosse trovata un ragazzetto? Guai mai.
Come madre però ora voleva solo che tornasse a casa, poi avrebbe cercato di parlarle. A prescindere era sua figlia, e qualche sbandata così giovane poteva anche prendersela, ma se almeno ne avesse parlato con lei, magari avrebbe potuto aiutarla...

Maria si svegliò. L’uomo le aveva iniettato una sostanza e quasi immediatamente si era addormentata.
Si guardò intorno cercando di capire che ora era, se le fosse successo qualcosa. Tentò di tirarsi un pò su dalla branda cui era saldamente legata mani braccia gambe e tronco. Ma con la testa riusciva a guardarsi intorno. Nella contrazione un dolore acuto la percorse dalle viscere fino al cervello: un bendaggio leggermente bagnato di sangue rivelava un taglio tre dita sotto l’ombelico, perpendicolare all'asse verticale del corpo.

Che diavolo le era successo? Cosa le aveva fatto quel mostro? Sapeva forse qualcosa e se sì, perchè le faceva questo? Non trovava risposte.

“Ti avevo detto di non giocare con la vita, Mary. Ma tu non mi hai ascoltato”. Lo riconobbe.

I sotterranei della chiesa si prestavano bene alle opere di fede che faceva. Curiosamente, la chiesa era stata costruita su un vecchio tempio pagano a base rettangolare. Dodici colonne divise tra destra e sinistra, con ognuna il simbolo di uno dei segni zodiacali posto nel capitello, come a sorreggerli.
In fondo aveva risistemato lui un androne incompiuto, adibito proprio alla gestione di questi momenti.
Un ex chirurgo, poi aveva visto Dio. E da quel momento la sua vita aveva avuto un senso.
Si avvicinò alla ragazza.

In mano, una seconda siringa. Dentro, un liquido misto tra il nero e il rosso, grumoso, frullato.
Maria piangeva. Il Don la guardava misericordioso. “Così Dio ti perdonerà”.
Non riusciva più a dire una parola, immobile nel terrore e nell'incapacità di comprendere.
Reclinò la testa della ragazza, legandogliela al lettino. Le fasciò la bocca col nastro adesivo. “Così, da brava, mansueta..”
“Tre dita a destra dello sterno, tra la quinta e la sesta costola...”. Le iniettò direttamente nel cuore i resti dell’embrione e delle sue membrane. In meno di un’ora trombosi e collasso del cuore e dei polmoni avrebbero fatto il resto.
Negli occhi di lei una profonda fitta di dolore: uno sguardo è terrorizzato, uno è di perdono.
E. T.

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