Era stata dalla parrucchiera, la signora Margot, e tutta impettita attraversava il parco tenendo stretto il guinzaglio del suo bulldog, che avrebbe voluto scorrazzare qua e là. «Piano, piano Renoir» diceva al suo cane guardandosi intorno e cercando di richiamare l’attenzione degli altri ospiti del parco.
Blady se ne stava come tutti i giorni in giro nel parco. Era un vagabondo, era un vagabondo felice, quella mattina saltellava da un posto all'altro e cantava la solita canzone con il solito ritornello: «Cri, cri... e cri».
Blady godeva di un forte rispetto nel suo mondo di grilli incantati! Le grille… no, anzi, i grilli femmina l'amavano e lui le conquistava tutte, addolcendo il suo frinire e facendosi fare la corte. Saltò dalla siepe alla panchina e poi su un oleandro; poi tentò di arrivare fino alla cima di un piccolo alberello in fiore, ma... aiuto! perse l'equilibrio e giù, si sentì catapultare in mezzo ad una giungla, impigliato tra tantissime liane, avvolto da un viscido olio profumato, e quando riaprì gli occhi...
(Perché li aveva chiusi? Un po’ era fifone il baldo grillo patron del parco!)
«Ma dove cribbio sono? Ma che piante sono questi orribili intrecci?» si chiese Blady mentre si dimenava per riuscire a liberarsi, poi un sussulto comincio a scuoterlo.
«Ommioddio, ma cos'è, il terremoto? Renoir, Renoir, ora che ci siamo un po’ riposati ci incamminiamo verso casa» disse Margot portandosi la mano alla testa per evitare che il vento scompigliasse la gonfia pettinatura. «Li voglio tutti cotonati» aveva detto alla ragazza in salone, quando era stato il momento di farsi la piega. «Come se tutto quel cespuglio in testa servisse a farla diventare più bella» aveva commentato la ragazza senza farsi sentire. La signora Margot ondeggiava continuando a guardarsi intorno, mentre piano si dirigeva verso il suo appartamento in via Luxemburg, a pochi passi dal parco.