mercoledì 20 settembre 2017

Il viaggio

Il viaggio

Ho preso la mia barca e all’alba sono partita
Nessuno mi ha veduto 
la spiaggia era deserta
soltanto un marinaio dormiva sulla sabbia
Ho preso la mia barca e in mare sono andata
ho preso la valigia perché pesava troppo 
lì dentro c'era tutto
La mia camicia bianca con la scritta “falsità”
Il mio maglione a righe con su stampato ” devi”
I miei foulard a fiori 
serviti a mascherare tutti i miei pregiudizi
Ho messo anche la rabbia avvolta dentro ad un telo
Nel fondo vi ho incastrato tutte le colpe e i jeans
Infine vi ho infilato tutte le scarpe rotte
colpevoli di aver portato a spasso
per anni la paura
Un tonfo e la valigia nel mare è sprofondata
Adesso sono nuda
il sole mi accarezza
Leggera ora è la barca la culla la marea
che mi riporta a riva
Ho preso la mia barca e in mare sono andata
Ho preso la mia vita e a riva sono tornata

E' sveglio il marinaio

Maggie






domenica 17 settembre 2017

I poeti scrivono nella stagione della malinconia

I poeti stemperano le parole con i sogni
le sensazioni le impregnano di illusioni e
scrivono
Vagano nelle incertezze
si perdono nelle tormente
e nudi sotto la pioggia
scrivono
I poeti scrivono nella stagione della malinconia
muoiono come le foglie poi
si pitturano il volto di nostalgia
Annegano dentro ad un ricordo poi
riaffiorano nella follia
I poeti non ha colpe…scrivono
I poeti hanno sempre un alibi
La poesia
Maggie






venerdì 15 settembre 2017

E VIENE LA SERA

E ti trovi la sera con un bisogno di scrivere senza sapere bene però cosa scrivere.
Bisogno è la parola giusta. Una strana voglia di riempire lo spazio bianco nel foglio, anche con idiozie se necessario. L’impulso di aprire il computer e cominciare a pigiare i tasti e formare sillabe, parole, frasi, fino a formare un pensiero o una storia.
Forse è proprio questo che fa di noi degli Ippogrifi: la voglia di riempire un foglio bianco!
E forse è questo che differenzia uno scrittore da una persona che scrive.
Il foglio bianco diventa un amico, un confidente, un essere prima inanimato a cui le nostre parole danno vita e senso.
E scriviamo per noi stessi, per nutrire la nostra anima, perché una volta iniziato a scrivere  è difficile smettere.
Scrivere è una droga!
Io sono stata in astinenza per troppo tempo e ora la mia anima anela la sua dose!
Daniela Galassi  


Blady nelle mura d'acciaio

Era stata dalla parrucchiera, la signora Margot, e tutta impettita attraversava il parco tenendo stretto il guinzaglio del suo bulldog, che avrebbe voluto scorrazzare qua e là. «Piano, piano Renoir» diceva al suo cane guardandosi intorno e cercando di richiamare l’attenzione degli altri ospiti del parco.
Blady se ne stava come tutti i giorni in giro nel parco. Era un vagabondo, era un vagabondo felice, quella mattina saltellava da un posto all'altro e cantava la solita canzone con il solito ritornello: «Cri, cri... e cri».
Blady godeva di un forte rispetto nel suo mondo di grilli incantati! Le grille… no, anzi, i grilli femmina l'amavano e lui le conquistava tutte, addolcendo il suo frinire e facendosi fare la corte. Saltò dalla siepe alla panchina e poi su un oleandro; poi tentò di arrivare fino alla cima di un piccolo alberello in fiore, ma... aiuto! perse l'equilibrio e giù, si sentì catapultare in mezzo ad una giungla, impigliato tra tantissime liane, avvolto da un viscido olio profumato, e quando riaprì gli occhi...
(Perché li aveva chiusi? Un po’ era fifone il baldo grillo patron del parco!)
«Ma dove cribbio sono? Ma che piante sono questi orribili intrecci?» si chiese Blady mentre si dimenava per riuscire a liberarsi, poi un sussulto comincio a scuoterlo.
«Ommioddio, ma cos'è, il terremoto? Renoir, Renoir, ora che ci siamo un po’ riposati ci incamminiamo verso casa» disse Margot portandosi la mano alla testa per evitare che il vento scompigliasse la gonfia pettinatura. «Li voglio tutti cotonati» aveva detto alla ragazza in salone, quando era stato il momento di farsi la piega. «Come se tutto quel cespuglio in testa servisse a farla diventare più bella» aveva commentato la ragazza senza farsi sentire. La signora Margot ondeggiava continuando a guardarsi intorno, mentre piano si dirigeva verso il suo appartamento in via Luxemburg, a pochi passi dal parco.
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